Riparo Mochi

Riparo Mochi è uno dei siti facenti parte dell’importante complesso dei Balzi Rossi. A causa della sua natura d’aggrottamento poco profondo, Riparo Mochi è stato archeologicamente individuato solo nel 1938, a differenza delle altre cavità, che sono state per la maggior parte esplorate e “svuotate” tra la fine dell’800 e l’inizio del secolo scorso.

La scoperta del sito si deve a Gian Alberto Blanc che, in occasione di un sopralluogo il 9 aprile 1938 e in compagnia di Carlo Alberto Blanc e di Luigi Cardini (impegnato nel frattempo nello scavo della Barma Grande), constatò l’esistenza di un nuovo potente giacimento preistorico ai piedi della grande parete di calcare giurassico nel tratto compreso tra le allora già note grotte del Florestano (esplorata fin dal 1846) e del Caviglione (rilevata dai lavori ferroviari nel 1870 per la costruzione della linea Ventimiglia-Nizza). Il nuovo giacimento venne “battezzato” Riparo Mochi in onore dell’allora scomparso prof. Aldobrandino Mochi, primo direttore dell’Istituto Italiano di Paleontologia Umana. Da allora, si sono succedute diverse campagne di scavo a Riparo Mochi che, nonostante le numerose battute di arresto causate dalla seconda Guerra Mondiale, le carenze economiche, i lutti e varie difficoltà organizzative, proseguono tutt’oggi.

Ai primi lavori di scavo del 1938 diretti principalmente da Gian Alberto e Alberto Carlo Blanc, seguirono le campagne del 1941, 1942, 1949 e 1959, dirette soprattutto da quest’ultimo e da Luigi Cardini. I due studiosi dell’Istituto Italiano di Paleontologia Umana indagarono il riempimento per una profondità di circa 10 m, senza tuttavia raggiungerne la base. Dopo oltre trent’anni di interruzione – con la sola eccezione di alcune attività di campionamento finalizzate allo studio dei sedimenti e della microfauna ed eseguiti rispettivamente nel 1990 da Mauro Cremaschi e nel 1993 dall’équipe di Henry de Lumley – si decise di intervenire, nell’autunno del 1995, con una serie di nuove campagne di ricerca, coordinate dalla Soprintendenza Archeologica della Liguria (nella persona del dott. Angiolo Del Lucchese) in collaborazione con l’Istituto Italiano di Paleontologia Umana nella persona del prof. Amilcare Bietti (Università di Roma). Le ricerche, finalizzate all’acquisizione di nuovi dati e alla revisione delle informazioni dei precedenti scavi, sono continuate fino al 2006, anno della scomparsa del prof. A.Bietti.

Dal 2007, le ricerche dirette dalla Soprintendenza Archeologica della Liguria (dott. Angiolo Del Lucchese) sono riprese in collaborazione con il prof. Stefano Grimaldi, membro dell’Istituto Italiano di Paleontologia Umana e ricercatore presso l’Università di Trento. Le finalità di questa nuova fase delle ricerche sono di studiare il materiale litico e faunistico del Paleolitico superiore proveniente dai “vecchi scavi”, effettuare nuove datazioni su tutta la sequenza stratigrafica, mettere in luce nuove sezioni al fine di ricostruire le volumetrie stratigrafiche presenti nella parte di deposito già scavato, completare gli studi geomorfologici, sedimentologici e pedologici.

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